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Recensioni al libro...

il Manifesto

Sabato 26 novembre 2005

STORIE: 

LA GRANDE GUERRA

Peter Pan, il fante del Grappa

 

Nell'Ossario del Grappa c'è la tomba di un soldato ungherese su cui mani ignote depongono un fiore e una conchiglia. Le analogie con l'eterno ragazzo di J. M. Barrie

Peter Pan e Capitan Uncino Grappa deriva dal lombardo grapa, che a sua volta viene dal gotico krappa il cui significato e uncino, Hook in inglese. Non è che una delle tante analogie che hanno contribuito a costruire il mito del fante ungherese

 

di MATTEO MODER

 

Nell'Ossario di Cima Grappa, a 1.776 metri d'altezza, realizzato nel 1935, riposano i resti di oltre 22.900 soldati morti nella Prima Guerra Mondiale nelle grandi battaglie che videro fronteggiarsi proprio sul Grappa, tra il 1917 e la fine del 1918, le truppe italiane e quelle austro-ungariche. Di questi resti, oltre 12.000 sono di italiani (quasi 10.000 gli ignoti) e gli altri 10.925 (10 mila dei quali senza nome) sono di austro-ungarici e tutti sono stati portati nell'Ossario dalle decine di piccoli cimiteri sparsi per il massiccio del Grappa, dove furono frettolosamente sepolti per lasciar libero il campo di battaglia. Gli italiani, nella struttura a gradoni dell'Ossario, giacciono rivolti verso l'Italia, mentre i resti degli austriaci e degli ungheresi (e delle tante nazionalità che combatterono e morirono sotto le insegne delle Cacania - Konig und Kaiser) guardano verso le loro terre d'origine come ultimo omaggio a tutti coloro che perirono in quella che fu la prima guerra della modernità e l'ultima in cui il rapporto uomo-uomo ebbe ancora un qualche valore, non sempre negativo. Tra le migliaia di loculi degli austro- ungarici - spesso segnati con una semplice scritta: ignoto - spicca quello contrassegnato dal numero 107, appartenente al soldato Peter Pan, omonimo del personaggio che lo scrittore scozzese J. M. Barrie creò frequentando nei giardini di Kensington a Londra i cinque figli di Sylvia Llewelyn Davis e che ispirarono a Barrie la figura dell'eterno ragazzo e della sua isola che non c'è.

 

Una mano misteriosa

 

Oltre al nome e a diverse, singolari, coincidenze, il soldato Peter Pan è rimasto famoso nella zona del massiccio e di Bassano del Grappa, per il fatto che dall'inaugurazione dell'Ossario, ogni giorno che dio ha messo in terra, mani sconosciute depongono sul suo loculo dei fiori freschi o delle conchiglie e addirittura dei piccoli frammenti di marmo bianco. Un fatto straordinario anche perché nell'Ossario è assolutamente vietato depositare qualsiasi cosa sulle tombe proprio per rispettare l'uguaglianza nella morte di tutti quei giovani soldati di tante nazionalità diverse. Ogni sera gli alpini di guardia al sacrario tolgono i fiori, che ricompaiono miracolosamente il mattino dopo. Per anni la stampa si occupò della storia del soldato Peter Pan, caduto a neanche 21 anni sul Col Caprile il 18 settembre del 1918, a poche settimane dalla fine della guerra, durante l'ultima disperata offensiva austro-ungarica contro le posizioni italiane, denominata "del solstizio", perchè cominciata nel giugno di quell'anno. Nell'archivio della Croce nera austriaca (il corrispettivo della nostra Croce rossa), che conserva a Vienna i dati degli austro-ungarici caduti, la cartellina del ragazzo che non potè crescere dice: "Peter Pan, nato nel 1897 a Ruszkabanya Grasso-szoreny, Ungheria, 30° reggimento fanteria Honved. 7/a compagnia. Morto il 19.9.1918 a Col Caprile, quota 1331".

E qui cominciano le strane magiche simmetrie tra i due Peter. Il soldatino nasce nel 1897, lo stesso anno in cui Barrie, frequentando i piccoli Davies, abbozza per la prima volta il suo Peter Pan, che apparirà ufficialmente qualche anno dopo (1903) nel libro "L'uccello bianco" (prima di trionfare definitivamente, in forma teatrale, con il titolo di "Peter Pan, il bambino che non volle crescere", a Londra, l'anno dopo). Il paese natale del Peter soldato alla fine della guerra non esiste più come l'impero. Anche per lui c'e stata un'isola che non c'è. Lui era nato sotto la "Defonta" (come scherzosamente si ricorda in dialetto triestino l'Austria-Ungheria), era un paese nominalmente ungherese, anche se era a tutti gli effetti romeno. Ma come si chiamava adesso quel suo paese, dove era nato dalla piccola Maria, figlio mai riconosciuto di un sottufficiale ungherese e capitato li per caso?

Dopo i clamori del primo "ritrovamento", la storia del soldato Peter Pan rimase circoscritta tra i monti e i paesi del Veneto finchè, quasi una decina di anni fa, il giornalista dell'Unità, Michele Sartori, gran "cacciatore di storie" (fu lui il primo a scoprire e a intervistare negli anni Ottanta il "giusto" Perlasca) non ritrovò i fili della vicenda e ne scrisse sul suo giornale. La redazione del Il Gazzettino di Bassano ne riportò la riscoperta e Ferdinando Celi, 58 anni, studioso, collaboratore di quel giornale, presidente dell'associazione onlus A.i.Sol. che si occupa anche di aiuti alla Romania, si appassionò alla storia e cercò di scoprire qualcosa di più del misterioso fante, fino a farne un libro, tra storia e fantasia, "Il soldato Peter Pan", uscito quest'anno a Bassano.

"Ci abbiamo messo un po' di tempo - ha detto Celi - perchè il paese d'origine di Pan, passando dopo il crollo dell'Impero dall'Ungheria alla Romania, aveva cambiato nome". Per arrivare a trovare Rusca Montană, l'attuale nome del paese, Celi ebbe molte difficoltà. Ma grazie al Consolato onorario d'Ungheria di Venezia e all'interessamento del prefetto di Timişoara, lo studioso venne a sapere il nome di quel piccolo paese dal nome impronunciabile che non esisteva più e dopo pochi mesi gli arrivò una lettera del sindaco della cittadina, Dorin Ecobici che gli comunicava: "Il soldato della sua ricerca, di nome Peter Pan, e nativo del nostro paese Rusca Montană in provincia di Caras-Severin".

Celi organizzò una visita nella cittadina romena dando vita a un rapporto di amicizia che sfociò, dopo alcuni anni, e grazie alla collaborazione di varie istituzioni locali, nella creazione del "Museo del Monte Grappa" al quale alcuni artisti veneti (tra questi Tristano Casarotto, Gianni Gnesotto detto "Geso" e Francesco Todesco) donarono delle opere da loro create appositamente, in segno di pace e fraternità fra i popoli. Questo legame, nato dalla curiosità e dalle coincidenze, fu rafforzato anche dall'inaugurazione della piazza "Monte Grappa" e della strada che porta alla casa natale del soldato, la via Peter Pan. In seguito, anche il sindaco di Rusca Montană, Dorin Ecobici, volle far visita a Cima Grappa e sulla tomba del suo concittadino, dove depose dei piccoli fiori di campo.

Celi ha anche scoperto il mistero dei fiori, delle conchiglie e dei pezzetti di marmo bianco deposti sul loculo 107 di Peter, anche se la mano o le mani che nei decenni le hanno messe restano e resteranno probabilmente ignote.

 

Il fiore di Liliana

 

Il giorno della morte di Peter, sul posto arrivarono in serata gli alpini che si occupavano del recupero dei corpi dopo le battaglie e che operavano su autoambulanze della Croce rossa americana. I due alpini che si occuparono del corpo di Peter trovarono nelle sue tasche, un ranuncolo essiccato, una piccola conchiglia per sentire il rumore del mare e un pezzetto di marmo bianco. Nel suo libro, Celi ha scoperto o si e immaginato che il ranuncolo fosse un pegno d'amore della ragazza di Peter, Liliana, la conchiglia il dono di un vecchio marinaio del paese che aveva servito nella imperial-regia marina austro ungarica e il pezzetto di marmo un ricordo del suo paese natale, dove appunto si trovano da tempi immemorabili delle cave di marmo.

Ma c'e un'altra concidenza che lega ancora di più i due Peter. La parola grappa, da dove viene? Non certo dal massiccio del Grappa. Il termine grappa deriva dal lombardo grapa, che a sua volta deriva dal gotico krappa il cui significato è uncino, Hook in inglese. Suggerisce qualcosa?

Il 24 ottobre 1918 fu sferrata una grande offensiva italiana dalla 4° armata del generale Giardino allo scopo di far intervenire le riserve austriache stazionanti a Belluno e nella conca di Feltre; l'attacco continuerà di giorno e di notte fino al 28 ottobre; il 29 avrà luogo la battaglia decisiva di Vittorio Veneto. Con l'attacco portato a Vittorio Veneto, molte unità austriache del Grappa cederanno alla pressione italiana fuggendo dalle posizioni occupate. Non c'era il soldato Peter Pan. Ma "Dio ci ha donato la memoria - scrisse una volta Barrie - cosi possiamo avere le rose anche a dicembre".

 

SCHEDA

IL SACRARIO DEL GRAPPA

 

Sorge alla sommità del massiccio del Grappa a quota 1.776. L'intera costruzione si adagia lineare sul costone di vetta di cui corregge l'aspro profilo naturale. Fu costruito nel 1935, su progetto dell'architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni. L'architettura s'ispira all'arte fortificatoria militare. Il corpo centrale del monumento, quello dove sono custoditi i Resti mortali di 12.615 caduti italiani di cui 10.332 ignoti, è costituito da cinque gironi concentrici, degradanti a tronco di cono; ciascun girone è alto quattro metri e circoscritto da un ripiano circolare largo dieci.

Le spoglie dei 2.283 caduti identificati sono disposte in ordine alfabetico e custodite in loculi coperti da lastre di bronzo dove sono incisi il nome e le decorazioni al valor militare del caduto. Quelle dei 10.332 ignoti sono raccolte in urne comuni più grandi che si alternano alle tombe singole. I cinque gironi sono collegati da un'ampia gradinata centrale a cinque rampe che dalla base del monumento porta alla sommità dove sorge il sacello, Santuario della Madonnina del Grappa.

In un settore, a nordest del portale Roma, sono state invece riunite le spoglie di 10.295 caduti austo-ungarici rinvenute nelle zone circostanti. La sistemazione a loculi di 295 caduti noti, su due ripiani sovrapposti, è del tutto analoga a quella degli italiani. I 10.000 caduti rimasti ignoti sono raccolti in due urne ai lati della cappella centrale. (ma. mo.)

 

   

Al soldato Peter Pan  

di Angela Vidale 

Mi sono sentita molto preoccupata ma onorata, quando l’amico Ferdinando Celi, giornalista-scrittore ed anche poeta, mi ha chiesto di presentare il suo libro.

Ora, dopo averlo letto, sono felice di farlo perché è un libro che mi ha molto emozionata.

Il soldato Peter Pan è il titolo del libro e tutti noi pensiamo ad un altro Peter Pan, quello nato dalla penna di Barrie, quell’eterno bambino che non voleva crescere, come in fondo lo era il suo autore, Barrie, giornalista anche lui come Celi.

 Questo non è quel Peter Pan che non voleva crescere; è un altro Peter, nato in Romania a Ruskabanya che, forse, non voleva crescere, ma l’ha dovuto fare ed in fretta a causa della guerra.

I due Peter Pan hanno poche cose in comune: la data di nascita ed il nome.

Ho letto e riletto questo libro sempre con molta emozione: la parte storica è certamente frutto di una ricerca molto profonda effettuata da Celi come giornalista-cronista, con il criterio del vero giornalista … riportare i fatti cercando di essere sopra delle parti.

Molti di noi sanno poco sulla guerra 15-18, io compresa.

Celi con il suo libro ce la documenta.

Ci racconta anche della storia umana e dell’amore di un ragazzo … un ragazzo come tanti, con i suoi sogni.

La vita gli ha dato ben poco.

Figlio illegittimo di Maria Pan, mai riconosciuto dal padre, un militare ungherese, viveva in un piccolo villaggio della Romania ora Rusca Montană, difficile da trovarsi anche sulla guida Michelin.

Chi di noi è stato a Rusca Montană ha notato come quei luoghi assomigliano un po’ alle nostre valli.

Lì però non c’è l’evoluzione tecnica e mediatica che c’è qui da noi.

Ho cercato di immaginare come sarà stata Rusca Montană quando Peter viveva con la sua famiglia.

Mamma Maria che lavora alla cava di marmo, con le mani martoriate dal lavoro e la voglia di tirar su la famiglia, in modo particolare tirar su Peter, quel suo figlio, minuto e solitario che diventerà, contro la sua volontà un soldato ungherese pur essendo profondamente romeno.

Quel suo figlio che morirà sul Grappa per una guerra che certamente non era la sua.

Peter, partendo per la guerra, porta con se tre cose: un fiore, una conchiglia e un pezzetto di marmo bianco.

Il fiore, donatogli da Liliana, la sua ragazza, colei con la quale, al ritorno dalla guerra, spera di passare il resto della sua vita.

Una conchiglia, dono di Ovidiu il marinaio giramondo, con la quale potrà sentire il mare e sognare di vedere questo mare e la città che sul mare vive – Venezia – la città dalle cupole d’oro descrittagli molte volte da Ovidiu, e magari vederla con la sua Liliana.

Un pezzetto di marmo della cava di Ruszkita dove lui lavorava già dall’età di 14 anni – donatogli dal padrino Ecobici in ricordo della sua terra.

Quei suoi tesori lo accompagneranno sempre e saranno loro, oltre alla sua giovane età, ad incuriosire i nostri alpini … il Vecio e Antonio, i quali pur essendo quasi abituati alla morte, restano scossi da questo soldato bambino – che non ha neppure il segno della barba.

Questo soldato bambino commuove ancora tutti noi leggendo questo libro.

Una parte del libro è un documento storico, frutto di una ricerca minuziosa ed obbiettiva fatta da Celi.

L’altra parte è una storia d’amore fra Peter e Liliana, ma non solo.

Spero che chi conta, nel senso di avere voce in capitolo, faccia leggere questo libro ai ragazzi della scuola dell’obbligo.

Potrebbe diventare, perché no, un testo scolastico.

Insegnare ai ragazzi l’amore, la tolleranza, il sogno e la pace, valori che sembrano essere in declino ma che Celi ha evidenziato in modo mirabile in questo libro che vi suggeriamo di leggere.

Peter Pan di Barrie resterà sempre un bambino, perché Barrie stesso lo è sempre stato, mai è cresciuto e diventato adulto.

Questo, alle volte, è anche un nostro problema: non vogliamo crescere, perché crescere significa affrontare la vita con responsabilità.

Questo libro insegna anche cos’è la generosità … non importa se il soldato Peter Pan è un nemico … ha fame, ed ecco che un po’ di pane c’è anche per lui.

Mi piace tanto la risposta che il Vecio alpino dà ad Antonio quando egli felice dice: “la guerra è finita” – “no, non è finita la guerra, è incominciata la pace”.

Mai come oggi questo sarebbe auspicabile.

Si sente sempre più il bisogno di pace, della fine di guerre assurde, fatte non solo dalle armi micidiali, ma anche dalla cattiveria e dall’intolleranza.

Forse vi aspettavate da me una presentazione in chiave critico-fisolofica … non posso farlo, un libro come questo bisogna solo leggerlo, esserne coinvolti e poi riflettere.

Le disquisizioni fisolofiche servirebbero solo a sviare il messaggio che questo libro contiene.

Come dice il Vecio alpino, non si deve finire la guerra ma si deve iniziare la pace.

Peter Pan non è più tornato nella sua Romania.

Riposa a Cima Grappa fra tanti e tanti giovani.

Lui però è meno solo ed il perché lo scoprirete leggendo il libro.

Vi posso dire che qualcuno l’ha cercato e trovato sul Sacrario del Grappa.

Ora anche noi guardiamo il Grappa, specialmente in una giornata limpida pensiamo al ragazzo-soldato Peter Pan ed a tutti gli altri ragazzi che per una follia, come è sempre la guerra, non hanno potuto realizzare i sogni semplici come quelli di Peter: ritornare a casa, rivedere l’amata … e magari vedere il mare di Venezia.

Peter ora potrà vedere per sempre Venezia ed il mare dal Sacrario del Grappa e forse si sentirà meno solo.

 

 

 

FERDINANDO CELI: "ISCRITTO SIAE SEZ. OLAF POSIZIONE N° 171470" ferdinando.celi@vodafone.it 

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